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LA MIA CUCINA

Impasto Pizza diretto

dose per 6pizze

1 kg farina 00 270W

700/720 gr acqua fredda

15 gr LDB (lievito di birra)

25 gr sale

5 gr miele (a piacere)

Esecuzione

versare nella macchina tutta la farina con 400gr di acqua e miele a piacere.

Appena incorga inserire altri 150gr di acqua e lasciare incordare.

Inserire il sale con altri 50 gr di acqua e lasciare incordare.

Versare il lievito e altri 50 gr acqua, come incorda, completare con la restante acqua piano piano.

Appena incordato, lasciare riposare in massa con una sola piga per 1ora a temperatura ambiente.

Stagliare i panetti da 250/280.

Mettere in frigo per 1ora.

Lasciare stemparare per un ora e stendere i panetti.

Didascalia:

prima di diventare il simbolo dell’Italia nel mondo, la pizza ha fatto un viaggio lunghissimo, pieno di cambiamenti e di curiosità. Tutto comincia migliaia di anni fa, quando Egizi, Greci e Romani preparavano focacce semplici: farina, acqua, un po’ d’olio e qualche erba aromatica. Niente mozzarella, niente pomodoro. Solo un’idea: un pane piatto da condividere. Era già un cibo sociale, proprio come oggi. Poi arriviamo a Napoli, tra il Cinquecento e il Seicento. La città è piena di vita, di profumi, di vicoli stretti. Qui nasce la pizza come la intendiamo noi: un impasto schiacciato, cotto velocemente e condito con ingredienti poveri. E quando dall’America arriva il pomodoro, succede la magia: i napoletani lo mettono sulla pizza e scoprono che è buonissimo. Da quel momento la pizza cambia per sempre. Nel Settecento la pizza diventa cibo di strada: gli ambulanti la vendono piegata “a portafoglio”, perfetta da mangiare camminando. Economica, veloce, gustosa: era il fast food dell’epoca, ma fatto con le mani e con il cuore. Poi c’è la storia più famosa: nel 1889, il pizzaiolo Raffaele Esposito prepara una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico per la regina Margherita di Savoia. I colori ricordano la bandiera italiana, e da lì nasce la Pizza Margherita. È una leggenda? Forse sì, forse no. Ma è una bella storia, e soprattutto è buona. Nel Novecento la pizza parte per un altro viaggio: quello degli emigrati italiani verso gli Stati Uniti. Lì cambia ancora, si reinventa, diventa enorme, alta, piena di ingredienti. E poi torna in Italia con nuove idee, nuove tecniche, nuove varianti. Oggi la pizza è ovunque: classica, gourmet, contemporanea, al taglio, tonda, in teglia. Ma resta sempre la stessa cosa: un impasto semplice che unisce le persone. E forse è proprio questo il segreto del suo successo.

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