Crostata di pane e miele
dosi per 20
Per la pasta frolla:
1000 gr farina “0” debole per frolle
400 gr zucchero a velo
80 gr miele sardo
600 gr burro
320 gr tuorli
5 gr sale
5 gr zeste di limone
2 gr vaniglia
Procedimento
effettuare una sabbiature con farina e burro, aggiungere lo zucchero e il sale con gli aromi, mescolare qualche minuto. Completare con le uova, quando l’impasto è ben compatto, impellicolare e lasciare riposare in frigo 12ore.
Per il ripieno
250 gr pane raffermo
100 gr latte
875 gr miele
65 gr burro
10 gr zesta arancia
Procedimento
Tagliare il pane a cubetti e lasciare tostare in forno a 160°C per 15min. (doratura). Riscaldare il miele e il burro con gli aromi. Mescolare il tutto rendendo un composto umido (per avere un composto piu fine, possiamo cutterizzare il tutto).
Esecuzione:
Stendere la frolla in una tortiera, adagiare il ripieno e chiudere con le strisce (tipo crostata), infornare a 165°C per 45min.
Didascalia
La crostata di pane e miele è un dolce che racconta una storia antica, fatta di gesti semplici e di rispetto per gli ingredienti. È una ricetta che nasce dal recupero, dalla capacità di trasformare ciò che rimane — il pane raffermo — in qualcosa di nuovo, profumato e sorprendentemente elegante. In un’epoca in cui la cucina sostenibile è un valore imprescindibile, questo dolce diventa un esempio concreto di come la tradizione possa dialogare con la consapevolezza moderna.
La base è una frolla ricca, lavorata con farina debole, burro, tuorli e miele sardo, che dona un profumo caldo e una dolcezza naturale. La tecnica della sabbiatura permette di ottenere una struttura friabile e regolare, mentre il riposo prolungato in frigorifero garantisce stabilità e precisione in cottura. È una frolla che richiede attenzione, ma che ripaga con una consistenza impeccabile.
Il ripieno è il cuore del dolce: pane tostato, latte, burro e una quantità generosa di miele scaldato con scorze d’agrumi. Il pane, dorato in forno, assorbe il miele e si trasforma in un composto morbido, aromatico, quasi cremoso. È un ripieno che unisce rusticità e delicatezza, capace di sorprendere per equilibrio e intensità.
Quando la frolla accoglie questo impasto e viene chiusa con le classiche strisce, la crostata assume la sua forma più riconoscibile: un intreccio che richiama la pasticceria casalinga, ma che, se eseguito con cura, diventa un segno di professionalità. La cottura lenta a 165°C permette al miele di caramellare leggermente e al pane di compattarsi, creando un dolce dorato, profumato e stabile al taglio.
Presentare questa crostata significa raccontare un modo di cucinare che non spreca, che valorizza, che rispetta. Significa mostrare come la tecnica possa elevare ingredienti semplici, trasformandoli in un dessert che parla di territorio, memoria e sostenibilità. È un dolce che insegna: insegna a osservare, a recuperare, a trasformare. E soprattutto, insegna che la cucina è un atto di cura — verso gli ingredienti, verso la tradizione e verso chi assaggerà il risultato finale.
La ricetta è di Gabriele Gianbastiani







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